Giornata uggiosa. In casa. Sto seduto sulla poltrona e guardo le gocce scivolare giù dal vetro verso l’oblio. Tanti piccoli elementi facenti parte di un unico progetto: la noia. La stanza non è mai stata così buia. A malpena riesco a vedere il trespolo davanti a me. Sopra di esso un buon vino rosso un pacco di tabacco. Le cartine sparse dappertutto prendono una strana fosforescenza nel buio e sembrano come formare una via evanescente verso la perdizione. Un'altra bottiglia e un'altra sigaretta le tengo strette nelle due mani. In queste giornate mi sento spossato. Forse sarà il vino. Il mondo mi si rivela come un auto in panne ferma sul ciglio della strada. In pausa. Di colpo una serie di flash mi oltrepassano la testa. Penso alle troiette sedicenni rimaste in cinta cacciate di casa e che adesso elemosinano ai lati delle strade. Emarginate. Penso alle puttane anch’esse su una strada che aspettano quel cliente che per la prima volta le tratti da esseri umani. Illuse. Penso ai mariti divorziati ridotti in una piccola casa a cucinarsi merda congelata. Ancora sperando in un suo ritorno. Recidivi. Al ritorno di quella che un giorno hanno beccato a letto col proprio capo. Lei magari si era giustificata dicendo che lo aveva fatto per la carriera. Coscienziosa. Penso agli studenti universitari. Poeti riconosciuti tali solo da loro stessi. Senza merito. Pretendono rispetto solo perché frequentano un cazzo di corso di merda e passano le giornate a tirarsi le seghe nella loro cameretta buia e piena di libri mai aperti. Penso a dio. Chissà che cazzo starà facendo adesso? Davanti alla televisione fumando e bevendo. Indifferente. Disilluso. Arresosi ad un mondo fatto solo di gente che o lo ignora o lo usa come paraurti senza davvero amarlo o lo ama troppo perdendo di vista le persone reali quindi ugualmente in torto verso di lui. Dio non è morto. Egli si è semplicemente fatto da parte come farebbe qualsiasi leader che non crede più nei suoi seguaci. Insomma di noi non gliene importa più un cazzo. Ha lasciato le redini. Do un'altra bella sorsata di vino.
“ A tutte queste persone ma soprattutto a dio” urlo. E bevo. Si alzano le urla offensive dei miei amorevoli condomini. Ignoranti e insensibili. Alle tre di notte vorrebbero anche dormire. Domani devono andare lavoro. Io no. Io ho deciso che non ne vale la pena di passare il poco tempo concessoci su questa terra a fare un lavoro che odio solo per sopravvivere. A mio avviso e molto più gratificante fare grandi progetti irrealizzabili per il futuro e aspettare che un colpo di fortuna te li realizzi. Invece che passare una vita a costruirsi faticosamente il sogno giorno dopo giorno. Alla fine il sogno viene perso di vista. Io invece avendolo bollato come unica via di salvezza non posso perderlo di vista o morirei.
Bussano alla porta. Penso tra me. “Bussano alla porta? Alle tre di notte.”
Ognuno ha gli amici che si merita.
“Chi è?” sempre urlando.
“Quella sporca vacca di tua moglie”risponde il coinquilino del piano di sopra palesemente citando un famoso poeta latino. Che magnifico esempio di convivenza!
“Vaffanculo” rispondo io con un francesismo, per essere all’altezza della situazione. Alla porta nel frattempo l’astante dopo una serie di risposte cordiali al mio francesismo è andato in escandescenza. Bestemmie e porcate sfavillanti di fantasia si sostituiscono agli idilli iniziali. Io stavo dietro alla porta e ascoltavo. Di fronte a quella per tanti versi esilarante situazione la mia reazione era nulla. Non registravo alcun cambiamento nel mio stato d’animo. Freddo e distaccato dal contesto.
“Tua madre fa le spaccate sulla torre Eiffel”
“Tua sorella miete i campi di pannocchie con la fica”
“Adesso basta chiamo la polizia”
Questa parola suona come un campanello d’allarme. Finalmente mi decido ad aprire la porta. La commedia finisce. È Tom un mio compagno di università. Siamo le due pecore nere di quel corso e ce ne siamo accorti si da primo giorno così abbiamo deciso di coalizzarci. È ancora sudato per l’enorme dispendio di energie. Gli offro da bere e sempre con estremo garbo gli chiedo
“Che cazzo ci fai qui a questa ora di notte?”
“Ho un problema”
“Che problema?”
“Ho conosciuto due fiche alla fermata del bus” fa una lunga pausa prende un sorso di vino respira profondamente “mi hanno detto che una sera avremmo potuto incontrarci”
“Bene, falle venire qui”rispondo
“Davvero posso”
“Certo però una è per me”
“Certo certo non sono mica così ingordo”
“Quando verrebbero?”
“Praticamente sono qui fuori che aspettano”
“Cosa?”
“Ho pensato di non perdere tempo perché sono davvero due strafiche”
“Ok falle salire”
Tom scende giù e risale con due delle più grandi strafiche che io abbia mai visto. Due ragazze molto raffinate.
Si chiamano Vicky e Jodie. Vicky sembra la più troia. Va in giro con un vestito rosso attillato da cui spinta fuori un seno incontenibile e un culo bello e slanciato. Jodie era un po’ più semplice. Molto loquace(soprattutto dopo il vino). Un bel visino bello e appuntito. Passai ore a contemplare la perfetta simmetria del suo viso. A culo e tette anche lei stava messa bene. Parliamo per ore davanti a sempre nuove bottiglie di vino. Io ascolto senza aprire bocca. Tom e le ragazze mi guardano incuriosite dalla mia momentanea presunta catalessi. Forse dovrei dire qualcosa pensai.
“Allora siete di queste parti?”. Tirano un sospiro di sollievo. Come a dire “Bene, è vivo...”
“No siamo di Roma...siamo appena arrivate...c’eravamo perse…per fortuna Tom..”
Per fortuna per noi pensai. Così parlando scopriamo che sono due studentesse di archeologia che sono venuti qui per fare delle ricerche su dei monumenti che secondo loro non hanno avuto la giusta datazione e quindi il giusto riconoscimento. Due utopiste.
“Anch’io e Tom siamo studenti”dico
“Davvero?Cosa studiate?”
“Siamo all’accademia del cinema”
“Bello…avete visto l’ultimo film di Cristian De sica e Massimo Boldi?”
Cercai di reprimere lo sdegno. A Tom e me bastò uno sguardo per decidere che era meglio cambiare argomento! Parlammo del più e del meno. Soprattutto di come sia dura la vita dello studente... le rette, gli esami, i professori, i libri e altre cazzate. Loro parlavano. Tom ed io dal momento che Vicky accavallò le gambe, non ascoltavamo più. Oramai erano ore che stavamo lì a bere e a parlare di cazzate. Nella nostra testa mille eufemismi giravano attorno a una parola. Forse loro se ne accorsero o forse no. Di sicuro c’è che di improvviso la mano di Jodie scivolò tra le cosce di Vicky che nel frattempo continuava a parlare. Poi Jodie scese più a fondo e Vicky cominciò a parlare intervallata da periodici colpi di tosse. Tom ed io restammo sbigottiti. Pietrificati. All’inizio pensai ci stessero spronando. Questa possibilità svanì del tutto quando sotto i nostri occhi le due cominciarono a baciarsi selvaggiamente.
“Cazzo Valè come potevo sapere…”. Il mio sguardo congelò la sua frase.
“Oddio scusateci” dicono “ci siamo fatte trasportare un po!”
“Non fa nulla”risposi
“Eh no Valè cazzo”disse Tom “voi vi siete fatte portare qui dalla fermata dell’autobus da un uomo mai visto prima che vi dice di andare a casa di un suo amico e cosa pensavate” adesso Tom era in piedi e urlava “che era per giocare a Risiko tutta la notte e prendersi un cappuccino all’alba…”
Cominciò a lodare dio e i suoi soci in modi molto franchi e decisi. L’ennesima lode la urlò il solito condomino rompiballe. Ottenne la solita risposta concisa.
“Tom” dissi “manteniamo la calma, ok? Le signorine sono un poco ingenue e non potevano immaginare…adesso vi dico io come risolviamo questa cosa: io e Jodie andiamo in camera mia mentre tu e Vicky restate qui e tutti faremo quello che è GIUSTO fare.
Enfatizzai molto sul GIUSTO. Dopodiché voi due avrete a disposizione la mia camera e tutti i pali e gli ortaggi che vorrete per il resto della notte, ok? Le due poverette approvarono anche se a malincuore.
Con Jodie fu un’esperienza entusiasmante era di una sensibilità fuori dall’ordinario e sapeva leccarti come poche altre sanno fare. Finimmo. Sentii che anche Tom aveva finito. Ci ritrovammo tutti in sala. Tom ed io ci risedemmo a bere. Vicky e Jodie chiesero di fare una doccia.
“Fate con comodo”risposi. Ci andarono assieme. Poco dopo uscirono tutte nude e bagnante. Il cazzo rinvigorì di botto.
“Possiamo andare in camera tua adesso?”
“Certamente, grazie per la scopata!”
“Prego” rispose con un ghigno Jodie. Andarono a scopare. Io e Tom ci versammo dell’altro vino e preparai una canna. Le sentivamo parlare tra di loro.
“Dove sta il cazzo in lattice?...”
Ci guardammo. Scoppiammo a ridere.






