domenica, 30 settembre 2007

Giornata uggiosa. In casa. Sto seduto sulla poltrona e guardo le gocce scivolare giù dal vetro verso l’oblio. Tanti piccoli elementi facenti parte di un unico progetto: la noia. La stanza non è mai stata così buia. A malpena riesco a vedere il trespolo davanti a me. Sopra di esso un buon vino rosso un pacco di tabacco. Le cartine sparse dappertutto prendono una strana fosforescenza nel buio e sembrano come formare una via evanescente verso la perdizione. Un'altra bottiglia e un'altra sigaretta le tengo strette nelle due mani. In queste giornate mi sento spossato. Forse sarà il vino. Il mondo mi si rivela come un auto in panne ferma sul ciglio della strada. In pausa. Di colpo una serie di flash mi oltrepassano la testa. Penso alle troiette sedicenni rimaste in cinta cacciate di casa e che adesso elemosinano ai lati delle strade. Emarginate. Penso alle puttane anch’esse su una strada che aspettano quel cliente che per la prima volta le tratti da esseri umani. Illuse. Penso ai mariti divorziati ridotti in una piccola casa a cucinarsi merda congelata. Ancora sperando in un suo ritorno. Recidivi. Al ritorno di quella che un giorno hanno beccato a letto col proprio capo. Lei magari si era giustificata dicendo che lo aveva fatto per la carriera. Coscienziosa. Penso agli studenti universitari. Poeti riconosciuti tali solo da loro stessi. Senza merito. Pretendono rispetto solo perché frequentano un cazzo di corso di merda e passano le giornate a tirarsi le seghe nella loro cameretta buia e piena di libri mai aperti. Penso a dio. Chissà che cazzo starà facendo adesso? Davanti alla televisione fumando e bevendo. Indifferente. Disilluso. Arresosi ad un mondo fatto solo di gente che o lo ignora o lo usa come paraurti senza davvero amarlo o lo ama troppo perdendo di vista le persone reali quindi ugualmente in torto verso di lui. Dio non è morto. Egli si è semplicemente fatto da parte come farebbe qualsiasi leader che non crede più nei suoi seguaci. Insomma di noi non gliene importa più un cazzo. Ha lasciato le redini. Do un'altra bella sorsata di vino.
“ A tutte queste persone ma soprattutto a dio” urlo. E bevo. Si alzano le urla offensive dei miei amorevoli condomini. Ignoranti e insensibili. Alle tre di notte vorrebbero anche dormire. Domani devono andare lavoro. Io no. Io ho deciso che non ne vale la pena di passare il poco tempo concessoci su questa terra a fare un lavoro che odio solo per sopravvivere. A mio avviso e molto più gratificante fare grandi progetti irrealizzabili per il futuro e aspettare che un colpo di fortuna te li realizzi. Invece che passare una vita a costruirsi faticosamente il sogno giorno dopo giorno. Alla fine il sogno viene perso di vista. Io invece avendolo bollato come unica via di salvezza non posso perderlo di vista o morirei.

Bussano alla porta. Penso tra me. “Bussano alla porta? Alle tre di notte.”
Ognuno ha gli amici che si merita.

“Chi è?” sempre urlando.
“Quella sporca vacca di tua moglie”risponde il coinquilino del piano di sopra palesemente citando un famoso poeta latino. Che magnifico esempio di convivenza!
“Vaffanculo” rispondo io con un francesismo, per essere all’altezza della situazione. Alla porta nel frattempo l’astante dopo una serie di risposte cordiali al mio francesismo è andato in escandescenza. Bestemmie e porcate sfavillanti di fantasia si sostituiscono agli idilli iniziali. Io stavo dietro alla porta e ascoltavo. Di fronte a quella per tanti versi esilarante situazione la mia reazione era nulla. Non registravo alcun cambiamento nel mio stato d’animo. Freddo e distaccato dal contesto.
“Tua madre fa le spaccate sulla torre Eiffel”
“Tua sorella miete i campi di pannocchie con la fica”
“Adesso basta chiamo la polizia”
Questa parola suona come un campanello d’allarme. Finalmente mi decido ad aprire la porta. La commedia finisce. È Tom un mio compagno di università. Siamo le due pecore nere di quel corso e ce ne siamo accorti si da primo giorno così abbiamo deciso di coalizzarci. È ancora sudato per l’enorme dispendio di energie. Gli offro da bere e sempre con estremo garbo gli chiedo
“Che cazzo ci fai qui a questa ora di notte?”
“Ho un problema”
“Che problema?”
“Ho conosciuto due fiche alla fermata del bus” fa una lunga pausa prende un sorso di vino respira profondamente “mi hanno detto che una sera avremmo potuto incontrarci”
“Bene, falle venire qui”rispondo
“Davvero posso”
“Certo però una è per me”
“Certo certo non sono mica così ingordo”
“Quando verrebbero?”
“Praticamente sono qui fuori che aspettano”
“Cosa?”
“Ho pensato di non perdere tempo perché sono davvero due strafiche”
“Ok falle salire”
Tom scende giù e risale con due delle più grandi strafiche che io abbia mai visto. Due ragazze molto raffinate.
Si chiamano Vicky e Jodie. Vicky sembra la più troia. Va in giro con un vestito rosso attillato da cui spinta fuori un seno incontenibile e un culo bello e slanciato. Jodie era un po’ più semplice. Molto loquace(soprattutto dopo il vino). Un bel visino bello e appuntito. Passai ore a contemplare la perfetta simmetria del suo viso. A culo e tette anche lei stava messa bene. Parliamo per ore davanti a sempre nuove bottiglie di vino. Io ascolto senza aprire bocca. Tom e le ragazze mi guardano incuriosite dalla mia momentanea presunta catalessi. Forse dovrei dire qualcosa pensai.
“Allora siete di queste parti?”. Tirano un sospiro di sollievo. Come a dire “Bene, è vivo...”
“No siamo di Roma...siamo appena arrivate...c’eravamo perse…per fortuna Tom..”
Per fortuna per noi pensai. Così parlando scopriamo che sono due studentesse di archeologia che sono venuti qui per fare delle ricerche su dei monumenti che secondo loro non hanno avuto la giusta datazione e quindi il giusto riconoscimento. Due utopiste.

“Anch’io e Tom siamo studenti”dico
“Davvero?Cosa studiate?”
“Siamo all’accademia del cinema”
“Bello…avete visto l’ultimo film di Cristian De sica e Massimo Boldi?”
Cercai di reprimere lo sdegno. A Tom e me bastò uno sguardo per decidere che era meglio cambiare argomento! Parlammo del più e del meno. Soprattutto di come sia dura la vita dello studente... le rette, gli esami, i professori, i libri e altre cazzate. Loro parlavano. Tom ed io dal momento che Vicky accavallò le gambe, non ascoltavamo più. Oramai erano ore che stavamo lì a bere e a parlare di cazzate. Nella nostra testa mille eufemismi giravano attorno a una parola. Forse loro se ne accorsero o forse no. Di sicuro c’è che di improvviso la mano di Jodie scivolò tra le cosce di Vicky che nel frattempo continuava a parlare. Poi Jodie scese più a fondo e Vicky cominciò a parlare intervallata da periodici colpi di tosse. Tom ed io restammo sbigottiti. Pietrificati. All’inizio pensai ci stessero spronando. Questa possibilità svanì del tutto quando sotto i nostri occhi le due cominciarono a baciarsi selvaggiamente.
“Cazzo Valè come potevo sapere…”. Il mio sguardo congelò la sua frase.
“Oddio scusateci” dicono “ci siamo fatte trasportare un po!”
“Non fa nulla”risposigay
“Eh no Valè cazzo”disse Tom “voi vi siete fatte portare qui dalla fermata dell’autobus da un uomo mai visto prima che vi dice di andare a casa di un suo amico e cosa pensavate” adesso Tom era in piedi e urlava “che era per giocare a Risiko tutta la notte e prendersi un cappuccino all’alba…”
Cominciò a lodare dio e i suoi soci in modi molto franchi e decisi. L’ennesima lode la urlò il solito condomino rompiballe. Ottenne la solita risposta concisa.
“Tom” dissi “manteniamo la calma, ok? Le signorine sono un poco ingenue e non potevano immaginare…adesso vi dico io come risolviamo questa cosa: io e Jodie andiamo in camera mia mentre tu e Vicky restate qui e tutti faremo quello che è GIUSTO fare.
Enfatizzai molto sul GIUSTO. Dopodiché voi due avrete a disposizione la mia camera e tutti i pali e gli ortaggi che vorrete per il resto della notte, ok? Le due poverette approvarono anche se a malincuore.

Con Jodie fu un’esperienza entusiasmante era di una sensibilità fuori dall’ordinario e sapeva leccarti come poche altre sanno fare. Finimmo. Sentii che anche Tom aveva finito. Ci ritrovammo tutti in sala. Tom ed io ci risedemmo a bere. Vicky e Jodie chiesero di fare una doccia.
“Fate con comodo”risposi. Ci andarono assieme. Poco dopo uscirono tutte nude e bagnante. Il cazzo rinvigorì di botto.
“Possiamo andare in camera tua adesso?”
“Certamente, grazie per la scopata!”
“Prego” rispose con un ghigno Jodie. Andarono a scopare. Io e Tom ci versammo dell’altro vino e preparai una canna. Le sentivamo parlare tra di loro.
“Dove sta il cazzo in lattice?...”
Ci guardammo. Scoppiammo a ridere.


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sabato, 29 settembre 2007

La strada scorreva veloce davanti ai suoi occhi sempre coperti da spessi occhiali che le nascondevano gran parte del suo luminoso viso. Irriverenti e superbi picchi rocciosi sospesi al cielo controllavano la selvaggia valle sottomessa. L'occhio faceva fatica a reggere lo sguardo di questi terribili despoti che incutevano terrore e suggestione indescrivibili. La notte precipitava inesorabile offuscando i solitari villaggi montani. La macchina ora viaggiava più lentamente non perché non fosse ben visibile la strada, semplicemente perché non era più così chiara la meta del viaggio. Quello spettale silenzio avrebbe fatto digrignare i denti a qualunque essere umano. Lei non sentiva nulla. Il ghiaccio non reggeva il confronto. Intangibile era la sua presenza, senza vita sembrava il suo cuore, i suoi arti, la sua mente. Dalla sua leggera scollatura si intravedevano marchiate sulla sua limpida pelle poche lettere dai contorni indefiniti. Sophie. Anche il suo nome era intangibile. Leggiadra come un soffio di vento che silenzioso corre tra le nuvole scure di tempesta. I fari squarciavano il buio scoprendo il vecchio cartello usurato dove il tempo aveva reso illeggibile il nome. Era proprio quello che lei stava cercando. Voleva un luogo dove la vita rimasta fosse la minima possibile. La macchina si fermò sul lastricato della piazza. Sophie si guardò intorno e vedendo le sdentate e mal ridotte case dove il tempo era passato furioso senza ostacoli, fu attraversata da una turgida soddisfazione. Cercò un luogo spoglio dove la luce dei lampioni non aveva mai portato dimora. Scese con lentezza. Cominciò a camminare nel buio. Impercettibile era l'attrito dei suoi passi sulla terra, come dei suoi arti attraverso l'aria gelida. Un soffice vento sibilava il suo nome, come un presagio. Sulle sue spalle una sottile borsa si confondeva con le tenebre. Era lo stretto necessario per il lavoro di quella notte...

helena

Fermò i suoi passi. Sophie era di fronte al primo obbiettivo. Era una casa, come le altre del paese, dalla forma molto stravagante, come sono le case fatte da se. Tirò fuori il grimaldello che facilmente ebbe ragione di quella vecchia serratura martoriata dalla ruggine. Una saetta lunare strappo il buio all'apertura della porta accompagnando Sophie che la chiuse dietro di se. Una vecchia cucina l'accolse e in quell'immonda quiete si potevano quasi sentire gli abituali sferragliamenti che avevano oramai impregnato i muri. Una ripida scala saliva verso dei profondi rantoli. Arrivò in cima senza usura. Si avvicinò alla camera della vecchia ed entrò. La vide nel letto sola e inerme nel letto simile ad un vassoio di panna, soffice e pieno di coperte. Il suo respiro così rauco e farraginoso che irrispettoso disturbava l'equilibrio della notte, diede molto fastidio a Sophie che sopportava mentre montava il silenziatore. Puntò al cuore. Taceva. Poi di colpo urlò:

“Svegliati per l'ultima volta!”

lo sparo fulmineo vibrò nell'aria e anche l'ultimo respiro smise di infastidire la notte.
Sophie andò via veloce e decisa come una folata di vento lasciando dietro di se quell'orrendo spettacolo di morte. Non provava rimorso, credeva che in quella casa dopo la sua visita non fosse cambiato niente. Per lei era una missione, liberare tutti quei animali in letargo dal loro insopportabile fardello di vita. Sophie era cresciuta simile a un'erbaccia in una famiglia che al massimo inciampava nella sua presenza. Il padre era un intellettualoide dell'apparenza. Troppo preoccupato che un giorno qualcuno avesse potuto metterlo in difficoltà su qualche nozione per pensare ad altro. Senza rendersi conto che la sola domanda “come sta tua figlia?” sarebbe bastata.
Per la madre era diverso. Lei semplicemente temeva Sophie. Vedeva il demonio in lei. Questo solo perché nacque una settimana in ritardo di venerdì tredici. Quella fatale coincidenza filtrata dalla sua ignoranza e dalle sue credenze religiose venne interpretata come un presagio di sventura. Dio aveva voluto avvertirla. Sophie crebbe senza vedere mai un'emozione e di conseguenza non ne provava. Affatto. Arrivò davanti alla seconda casa e ancora una volta non ebbe difficoltà ad entrare. La sua inconsapevole vittima dormiva placidamente. Era un uomo, il suo volto, arato dagl'anni, non esprimeva più nulla. A fianco al letto giaceva il bastone di legno che denunciava ancora di più la sua debolezza. Sophie puntò la sua falce in dritta verso l'epicentro. Attendeva prendendo dei profondi respiri, la mano era ferma, il suo cuore ora rallentava. Risuonò nell'aria la sua sentenza poi un sibilo riportò la quiete.
La campana suonava le due. Solo lei ad ascoltarla stupendamente a suo agio nelle fredde tenebre. Continuava a portare il suo messaggio casa per casa, uomo per uomo, donna per donna, oscurando tutto quello che incontrava. Sul suo splendido viso non vi era traccia di pentimento. Rimaneva oramai solo l'ultima vittima. Entrò.
L'ultimo tassello del suo puzzle era un uomo di circa 80 anni, la sua stanza era sporca e era facile intuire che mai una donna vi avesse messo piede. Vestiti, scarpe e cianfrusaglie dominavano beffandosi di un qualsiasi ordine razionale. Quello strano caos la scosse. E mentre la vite del silenziatore si serrava nella pistola, dal profondo buoi che permeava la stanza emersero due fari bianchi raggianti di sangue e per nulla intorpiditi dal sonno. Sophie rimase immobile sperando che l'oscurità l'aiutasse. Quegl'occhi si muovevano lenti ma risoluti nel buio. D'improvviso si fermarono. Lei era pietrificata, quasi non respirava. L'uomo si leccò le labbra inaridite mentre una lacrima gli scendeva sulle guance. Sapeva benissimo dove lei fosse ma non la guardava. “Lo sapevo che saresti arrivata! È da tanto che ti aspetto...” Sophie era impassibile mentre lui continuò  “..ma se devo essere sincero non ti credevo così bella. Ora ti prego, fai il tuo sporco ma necessario lavoro mia cara, non fare che le mie tenui parole diluiscano i tuoi intenti. Nella tua attesa troppo tempo, troppe volte ho rattoppato la mia vita. Ora ti prego fai che essa si spezzi come è giusto che sia. Ti prego solo di scusarmi se non ho il coraggio di guardanti in faccia, o Morte”.
Sophie premette il grilletto. Questa volta senza alcun rituale. Sentì il bisogno di scappare via di là. Aveva di colpo perso tutto il suo sangue freddo. Corse a perdifiato verso la sua macchina. L'accese e scattò via tra quelle curve, mentre l'aurora lentamente illuminava il suo orribile capolavoro.



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lunedì, 10 settembre 2007

BUONGIORNO RAGAZZI!!SONO CONTENTO CHE IL BLOG SI STIA RIATTIVANDO!LE POESIE DI MAGRELLI INVIATE DA FRANCESCO SONO MERAVIGLIOSE! POSSIEDONO UN ENORME SPIRITO E FIBRA POETICHE, SENZA PERDERE LA COMPATTEZZA DELL'URLO. LA SENSIBILITà è AFFILATA PER FERIRE IL VELO DEL MISTERO DELL'ANIMA, MA SI DISTACCANO UN PO' TROPPO DALLA SONORITà POETICA, UN PO' TROPPA PROSA. I TENTATIVI DELLA SECONDA METà DEL '900 DI INSERIRE LA PROSA NEI VERSI SONO AFFASCINANTI-NECESSARI ANCHE PER EVIDENZIARE I DESERTI DELLA QUOTIDIANITà! BISOGNA PERò - IO CREDO - NON RISPETTARE I CONFINI( I CONFINI VANNO VARCATI! SPECIALMENTE ORA CHE I PAESI NON NE HANNO, SPECIALMENTE ORA CHE VIVIAMO IN UN MELTIN'POT) , MA RICONOSCERE LE MOLTEPLICITà DEGLI SPIRITI, FONDENDOLI. HO PROVATO A SVOLGERE IN PROSA LE POESIE DI MAGRELLI ,E NE è NATO UN POEMETTO IN PROSA SUBLIME.LA SUA MAESTìA è STATA NELL' AVER CADENZATO CON MELODIE E RITMI BIO-POETICI  IL SENTIMENTO. LE POESIE DI MAGRELLI MI HANNO FATTO IMPAZZIRE DI GIOIA!

VOGLIO FARVI LEGGERE - QUESTA VOLTA NESSUN MAESTRO - UNA POESIA CHE IO HO SCRITTO.A BREVE VERRà PUBBLICATA DA UN EDITORE IN UN' ANTOLOGIA. SPERO CHE NON VI ANNOII TROPPO...

MI RACCOMANDO PER LA CENA DA ORGANIZZARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

                                           RAPSODIA

                     SU UN FIRMAMENTO DI AGOSTO

 

 

 

Il sogno disse:-Non possiedi terre.

Il corpo non rispose alle promesse

dell’albero dove si colsero

i confini del giorno

saziato da atomi di pensiero.

Nulla si riversò sui fianchi

del solstizio d’estate

circondato dai falò, quando

arrugginiti gli elementi

dichiaravano la loro origine

dalle voci caustiche del mare.

Frantumi di diamanti

i naufragi della memoria

sospesi sui focolai della famiglia

radunata nella cena.

 

 

Io sono in questo luogo

e non sono qui, ora

 

fra squamose ore sarò sulla strada

che conduce al centro

della città.

Sarò io, fra la ricerca del mio nome,

dove il giallo ocra dei palazzi

è oro latteo celato nel calice

avvelenato dai cecchini

della notte.

 

dove la differenza

fra me e me sono io

la triade dell’Idea

colta da un rovo di spine

di gocce di mirtilli

tra i fasci sfibrati di Cassiopea

 

il software di un sogno si scheggia

nei segni molecoturchesolari degli ioni

fra i dialoghi magnetici delle navi

mentre i cantieri sono banchi

di pesci d’acciaio screziati

di armonie notturne

 

nelle voci esauste intrise

di salsedini dei marinai.

 

Il sorso delle onde sui cristalli

delle sabbie accompagnò il ricordo

della luce: e la visione appartenne

ad un’era in cui nei mattini

siedono le orme impresse

dei ritorni al luogo infinitamente

aspro e timidamente degli addii.

 

 

Il mio sonno è imperfetto

tende a ¥ - x

la radio è obliata

dai raccordi scalfiti dei treni

che penetrano la stanza

dove abiterò la notte

 

l’ombra delle palme sui muri

dei palazzi

trasporta le ceneri polpose

dei datteri rapiti nell’arco

del riso di un’estate accolta

nel grembo dei tradimenti

assuefatti dall’orrore

di una carezza, di un figlio

che corre nei cortili

dove le sue risa sollevano dell’immagine

le mura, del T<E>M<P>O.

 

 

 

E i pollini dichiarano la coscienza del vento

sorpreso nei tradimenti dei petali

imprigionati nel germe della nascita del desiderio.

 

 

 

 

postato da: Pgiorgio alle ore 11:00 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 07 settembre 2007

ragazzi sono davvero onorato!!!siete troppo buoni con me! MAGARI AVESSI SCRITTO QUESTO CAPOLAVORO, L'ULTIMA PARTE L'HO RISCRITTA E L'HO APPESA SOPRA IL MIO LETTO, SOPRA LO SCRITTO HO ATTACCATO IL CRISTO DI DALì,ALLA SINISTRA DEL SIGNORE PIù IN BASSO IL VISO DI UNA BELLA DONNA(PRESA DA QUALKE PERIODICO DOVE SI SPARLA DEI vips) CHE CAMBIO A SECONDA DEL PERIODO...E ALLA DESTRA DEL SIGNORE SEMPRE PIù IN BASSO MA PERENNE DA SEMPRE PER SEMPRE C'è L' IMMAGINE DEL MAESTRO,UN ANGELO DAGLI OCCHI AZZURRO GHIACCIO(LA FOTO è IN BIANCO E NERO NON VOGLIO FUORVIARVI),UN LADRO DI FUOCO CHE HA DONATO LA SUA VITA PER COSTRUIRE TUTTA LA SENSIBILITà LETTERARIA DEL '900

SONO CONTENTISSIMO DI AVERVI TROVATI NEL BLOG!!! ASPETTIAMO CHE VENGANO ANCHE GLI ALTRI...

UN INDIZIO?...HA SRITTO PER  SOLI 3 ANNI POI SI è ECLISSATO COME LA SCIA DI UNA COMETA...NO NON SI è SUICIDATO è SEMPLICEMENTE ANDATO VIA, IN UN CONTINENTE DIVERSO DA QUELLO DOVE NACQUE E VISSE... CAPì IL SENSO E IL PERICOLO DELLA SCRITTURA COME SCELTA DI VITA IN UN MONDO CHE ERA GIà IN PIENO CAPITALISMO BORGHESE, E DOVETTE SCEGLIERE TRA LA SCRITTURA STESSA E SE STESSO...AVEVA ORMAI DETTO TUTTO IN SOLI 3 ANNI!!!SI POTè PERMETTERE DI SCEGLIERE SE STESSO.

LA COSA PIù BELLA è CHE STA RICRENDO L'ALCHIMIA TRA NOI!!!!

METTETE SUL BLOG I VOSTRI SCRITTI,POESIE RACCONTI SFOGHI OPINIONI PENSIERI SALUTI TUTTOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

A PRESTO RAGAZZI E CMQ DOBBIAMO RIVEDERCI AL PIù PRESTO PER UNA CENA,OVUNQUE...VI LASCIO CON VERSO DEL MAESTRO

 

                                                -E' RITROVATA.

                                                "COSA?"-L'ETERNITà

                                                -E' IL MARE FUGGITO

                                                      CON IL SOLE

                                      

                                                                           

postato da: Pgiorgio alle ore 10:27 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 06 settembre 2007
grande vale!!! so che hai capito ma non lo svelare... aspettiamo l'alchimia... ma ti immagini una serata con buckoski, il maestro,kerouac, j. morrison,byron e dante...ah ah ah... aspettiamo: impegno,scienza e tempo...
postato da: Pgiorgio alle ore 09:30 | Permalink | commenti
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mercoledì, 05 settembre 2007

Buongiorno ragazzi!Ho avuto un po' da fare ecco perché questo mio ritardo sul nostro blog.

Ma cos'è questo deserto??!! Dov'è il furore sacro poetico di Torricella??!! Non mi resta che chiedere aiuto al Maestro! Sono curioso di vedere se riuscite a indovinare chi ha scritto il racconto che ora invierò nel blog.Chi indovina vincerà un premio: una Musa!!!intatta! io preferisco quelle martoriate.

Spero che il Maestro ricrei quella magia, quell'alchimia di Torricella... BUONA LETTURA

" LADIES 'N GENTLEMAN...

                       FROM LOS ANGELES,CALIFORNIA..."

                                        GIOVINEZZA

                                                                                DOMENICA

I calcoli messi da parte, la discesa inevitabile dal cielo, e la visita dei ricordi e l'adunanza dei ritmi occupano la dimora, la mente e il mondo dello spirito.

-Un cavallo galoppa via sull'erbetta del suburbio, e lungo imboshimenti e coltivi, trafitto dalla peste carbonica.Una miserabile donna per drammi, in un pinto qualsiasi del mondo, sospira su improbabili abbandoni.I desesperados languiscono in attesa del temporale, dell'ebrezza, delle ferite.Bambini piccoli soffocano maledizioni lungo i fiumi.-

Riprendiamo lo studio al suono dell'opera divorante che si raduna e risale fra le masse.

                                                    SONETTO

Uomo di costituzione ordinaria, la carne non era dunque un frutto appeso nell'orto,-oh giornate infanti! il corpo un tesoro da prodigare;-oh amare, pericolo o forza di Psiche?La terra aveva versanti fertili di principi e di artisti,la discendenza e la razza spingevano ai crimini e ai lutti: il mondo vostra fortuna e vostro pericolo.Ma ormai, compiuta la fatica, tu, i tuoi calcoli, tu, le tue impazienze,-non sono altro che vostra danza e voce, non determinate e niente affatto obbligate, benché d'un evento duplice d'invenzione e successo una stagione,-nell'umanità fraterna e discreta entro un universo privo di immagini;- la forza e il diritto riflettono la danza e la voce ora soltanto apprezzate.

                                             VENT'ANNI

Le voci istruttive esiliate...L'ingenuità fisica amaramente avvilita...-Adagio.Ah! l'infinito egoismo dell'adolescenza, l'ottimismo studioso:quanti fiori al mondo, quell'estate! Arie e forme morenti...-Un coro, a calmare l'impotenza e l'assenza!Un coro di vetri, di melodie notturne..Infatti i nervi sono sul punto di slittare.

Tu sei rimasto alla tentazione d'Antonio.Il giuoco dello zelo abbreviato, i tic d'orologio puerile, l'accasciamento e il terrore.Ma ti metterai a questo lavoro: tutte le possibilità armoniche e architettoniche si smuoveranno intorno al tuo seggio.Esseri perfetti, imprevisti, si offriranno alle tue esperienze. Ti affluirà intorno sognante la curiosità di antiche folle e di lussi oziosi.La tua memoria, i tuoi sensi, non saranno altro che alimento al tuo impulso creatore.E  il mondo, quando tu uscirai, che sarà divenuto? A ogni modo, nessuna delle apparenze attuali. 

                                                                  

 

 

                                      

                                 

postato da: Pgiorgio alle ore 11:39 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 27 agosto 2007
bene bene questo blog di cui abbiamo tanto parlato negli stupenti giorni trascorsi a torricella peligna  ha finalmente una forma una grafica un titolo e un sottotitolo...che io mi sono preso la libertà di scegliere..se non li gradite o  vi infastidisce il colore o non vi ispira la grafica o il titolo vi sembra banale o le penne stilografiche non vi piacciono e preferivate una bic....se accade tutto questo io sarò ben felice di cambiare le cose che non vi aggradano sperando che sia possibile....in caso contrario.... beh non mi fate essere volgare


riguardo al funzionamento mi pare molto semplice ed intuitivo...


ciao valerio

ho appena scoperto che per fortuna è possibile cambiare i connotati al blog quindi è aperto sin da subito un libero dibattito per cambiare le cose che citavo prima in caso non le preferiate
postato da: valoski alle ore 16:58 | Permalink | commenti (24)
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